Capellini o l'allocchetto



Menu (22 Feb 2006)


Non siamo al ristorante, non leggiamo flan di formaggio o bucatini all'amatriciana.
Stiamo parlando di qualche cosa da leggere, uno strumento che ci permette di ricavare delle informazioni.
Perché, allora chiamarlo menu e non più appropriatamente indice?
E poi perché spargerlo a pezzi su tutta la pagina? Un buon indice è costituito da un unico blocco di informazioni, diviso per alfabeto o, eventulamente, per temi. Non sarebbero più logici allora due indici, uno per temi e uno alfabetico? Cosa rappresenta, in fondo la site map, se non la voglia di far vedere quello che contiene il sito, ma costrigendoci a percorrere tutte le voci per trovare quello che cerchiamo? Sempre con il solito paragone con la stampa, le uniche parti che restano lontane dall'indice o, se prendiamo a modello una rivista, dal sommario, sono l'indirizzo dell'editore e quello dello stampatore, quella parte che una volta venva indicata come colophon.
Vero è che anche le riviste, le meno qualificate, presentano oggi sommari inutili e illeggibili, ma se ci facciamo guidare dalle buone riviste, vediamo che il sommario è sempre chiaro.
Dobbiamo comunque diffrenziare un prodotto che viene acquistato abitualmente, magari settimanalmente, da un prodotto "mordi e fuggi" come la pagina internet: la rivista la impariamo, diventa la nostra rivista e sappiamo a memoria dove trovare le cose; non così la pagina internet.
Farò uno stupido esempio: libretto di istruzioni dell'auto, indice alfabetico degli argomenti. Cerco i tergicristalli, niente; li cerco sotto lavavetri, niente; dopo lungo sfogliare li trovo sotto la voce interruttore. Questo per dire che anche un ordine alfabetico può essere inutile, se malfatto.
Così come un menu o meglio un indice di un sito.
Proviamo a pensarci.