il sito non fa uso di cookies
Ogni tanto mi avviene anche di formulare qualche pensiero, più o meno ragionato, più o meno intelligente, più o meno utile, ma che serve, talvolta, a liberare la mente.
Ritorno al futuro
(08.08.2016)
Da parecchi anni si parla con insistenza di vendita on line. Il sogno è quello di eliminare negozi e commessi, lasciare che il cnte scelga quando vuole come vuole.
Si invoca la comodità per l'utente: può entrare nel negozio quando vuole, all'ora che vuole.
Si invoca la comodità per il venditore: non più code alle casse, necessità di maggior personale nelle ore di punta, esigenza di mettere in esposizione i prodotti.
E oggi si è arrivati ad un ottimo risutato, a parte ancora i problemi di sicurezza nei pagamenti.
Ma si assiste ad una inversione di tendenza, molto curiosa: stanno proliferando i sistemi di vendita on line che permettono di mettere in comunicazione in vario modo acquirente e venditore.
Si va dal semplice "richiamami" alla chat on line al telefono via IP.
La maggior parte di queste soluzioni prevede che dalla parte del venditore ci sia sempre (24/7) qualcuno pronto ad ascoltare e a consigliare. Ecco così superato il problema dell'apertura domenicale dei negozi. Si lavora a turni giorno e notte, festivi o non.
Ma la considerazione più importante mi pare riguardi la necessità, per l'acquirente, di avere un contatto diretto con il venditore, magari anche con una visione della persona reale via telecamera.
Nel contempo, con i sistemi più evoluti il venditore può proporre, consigliare, mostrare quello che vuole proporre o spingere.
Si torna ai vecchi sistemi di vendita, anche se supportati da una più attuale tecnologia. Evidentemente il contatto umano non è così facilmente sostituibile dalle macchine o dalla tecnologia.
Essere
(17.07.2015)
Essere se stessi: un esercizio veramente difficile; sempre condizionati dal giudizio di chi ci circonda, ci osserva e ci giudica.
Raramente, o forse mai, riusciamo ad essere "noi".
Una spinta dall'esterno ci induce a modificare i nostri atteggiamenti in funzione di come vorremmo essere visti da chi ci sta osservando.
Questo vale nei rapporti diretti, ma anche per tutto quello che scriviamo e pubblichiamo sui "social".
Non è la nostra "faccia", ma quella di qualcuno che in quel momento ha voluto essere visto così.
Perché
(17.07.2015)
Qualunque cosa si faccia, ci si dovrebbe sempre chiedere "perché?": si scopre così che non è eseguita nel modo corretto, non è il giusto momento per farla, ci sono dei particolari che non vanno bene e tante altre informazioni che si possono ricavare dalle risposte a questa semplice domanda.
Solo tra i militari non è permesso chiedersi il perché di un comando, di una disposizione.
Ma sicuramente non vogliamo diventare tutti militari.
Quando mi capita di trattare con un cliente, spesso chiedere un perché, scatena in lui una serie di risposte che gli fanno vedere il problema come non lo aveva visto prima.
Ritengo che questo modo di agire nei confronti degli altri sia molto positivo: potrebbe far parte di quello che in cattivo italiano si chiama "customer care" che gli spagnoli, più affezioanti alla loro lingua chiamano, con parole che danno anche più fiducia, "atencion al cliente".
Essere o apparire?
(14.04.2015)
Oggi appare più importante apparire piuttosto che essere (bel gioco di parole).
Chi vuole fare carriera oggi è necessario che appaia perché ormai si valutano solo le apparenze. Chi più parla senza dire niente viene ascoltato religiosamente quasi fosse un oracolo, mentre chi fa in silenzio non viene notato. Ci sono esempi pubblici ed evidenti (lascio a voi pensare ai nomi) ma spesso anche le persone che ci sono vicine utilizzano queste tecniche ma a me e a te, che lavoriamo in silenzio, non resta nessuna considerazione.
Coppapasta
(04.04.2015)
Oggi la tendenza porta a ficcare tutto in un coppapasta: sembra che i piatti non possano essere buoni e presentabili se non c'è qualcosa costretto e schiacciato de un coppapasta. In realtà la presentazione potrebbe anche essere buona, qualche volta, ma il gusto certo non ne guadagna, anzi certi piatti sicuramente peggiorano. Pensate ad un bel risotto mantecato, con i grani ben staccati, schiacciato in un coppapasta impastato e incollato. Ma per la moda si fa questo ed altro. Viva i coppapasta.
La falsa libertà
(02.04.2015)
è di oggi la notizia che il tanto decantato IPhone contiene un software che, a insaputa del proprietario, aggiorna in automatico una lista di software "non permessi" e poi provvede, cioé se li trova sul telefonino, li cancella.
Cosa farà d'altro? Comunicherà altre informazioni alla Apple?
Questa è dunque la tanto decantata libertà?
Un sacro animale dai riflessi dorati
(02.04.2015)
Inviatomi da un amico
Oggi un talismano prezioso da un amico
(02.04.2015)
L'immagine rubata
(02.04.2015)
Cogliere un'immagine con la macchina fotografica, dipingere un paesaggio o fare il ritratto a una persona.
Quanto togliamo al paesaggio, alla persona, al soggetto che fotografiamo?
Tutto resta come prima o gli equilibri sono cambiati?
Domande che mi pongo quando, in mano la matita, mi accingo a fare un disegno. A quel punto cerco di cogliere solo un'impressione, pochi segni per fermare sulla carta un ricordo, pensando che così non "ruberò" niente al mio soggetto. Tutti gli equilibri restano intatti, o almeno così credo, e io ho fermato il ricordo che volevo.
Ma sarà proprio così o sono solo immaginazioni della mia mente?
Disegnare solo forme astratte o forme geometriche potrebbe forse risolvere il problema, ma se le forme astratte rappresentano ancora soggetti reali, è solo una traslazione del problema. Non c'è dunque soluzione? E poi le forme astratte devono essere decodificate per arrivare all'immagine che c'era all'origine.
L'unica strada che resta percorribile è il ricordo, il nostro ricordo che ci permettere di far rivivere quanto abbiamo visto o vissuto.
Libertà?
(02.04.2015)
Tutti desideriamo la libertà, libertà fisica, libertà di pensiero e libertà di parola. No parliamo molto, ma nonostante le parole e le promesse siamo veramente liberi? Un semplice esempio: se vogliamo criticare un superiore probabilmente veniamo licenziati e questo, a oggi, può essere quasi come essere uccisi: senza sangue, senza rumore, ma una morte lenta e, se si può, anche peggiore
La realtà
(14.06.2014)
Vediamo continuamente persone impegnate in avventure che sembrano pericolosissime: ci rendiamo conto che se possiamo vederle vuole dire che c'è alle spalle una troupe che fa le riprese con tutta l'attrzzatura e i mezzi necessari. Quidi o stiamo assistendo a un falso o, nella peggiore delle ipotesi, a un montaggio. E ce lo spacciano per "realtà".
Cucina
(14.06.2014)
Ramsey, Benedetta, Cuochi e fiamme, Master chef, i bambini australiani... Non stiamo a contarli tutti. Sembra che ormai l'unica attività sia quella di cuochi. Tutti sanno cucinare, tutti trinciano giudizi, tutti sanno tutto.
Ma perchè ci sono i veri cuochi che hanno dovuto studiare ed esercitarsi per anni, seguire i loro maestri, provare e sbagliare prima di essere definiti cuochi?
Che questi ultimi abbiano sbagliato tutto nella vita?
Cinguettare o cantare?
(14.06.2014)
Una descrizione ricca di aggettivi, con descrizioni accurate, metafore, paragoni, esempi da un lato e, dall'altro un linguaggio ridotto a spezzoni di parole, modi di dire, acronimi. Nel primo caso un sentimento è espresso in tutte le possibili sfumature, nell'altro è ridotto a un semplice acronimo senza sfumature. Forse la pressione per fare tutto velocemente ci ha tolto il tempo, o forse la capacità, di soffermarci sui particolari, di godere delle infinite sfumature della lingua.
O forse anche l'utilizzo di una lingua a noi estranea non ci permette di godere del valore reale delle parole.
Il libro delle facce
(14.06.2014)
Mettiamoci la faccia, facciamone un libro. Tutti lo leggono, è un bestseller.
Tutti ci scrivono sopra, sporcano le nostre pagine e noi sporchiamo le loro (così imparano).
E non possiamo neppure strappare e buttare le pagine che non ci piacciono.
Qualcuno le ha copiate e le conserva.
Non siamo più liberi della nostra vita.
Così è, se vi pare
(14.06.2014)
Un collega ti chiama perché tu gli possa spiegare tutto di un progetti.
Cominci a parlare, lui prende nota, ma ti accorgi che intanto guarda anche le email che arrivano.
Mentre continui a parlare vedi che apre una mail e la legge, poi fa un commento sulla mail e infine si mette a rispondere alla email sempre mentre tu gli illustri le parti salienti del progetto.
Quando a scuola sfogliavo un libro mentre l'insegnate spiegava venivo ripreso e magari anche buttato fuori.
Si tratta di modernità o semplicemente di educazione?
Quale scusa si può trovare per un comportamento del genere?