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Ogni tanto mi avviene anche di formulare qualche pensiero, più o meno ragionato, più o meno intelligente, più o meno utile, ma che serve, talvolta, a liberare la mente.
Presunzione o ignoranza?
(14.06.2014)
Scopro su questo stesso spazio per blogger uno che conosco.
Si definisce esperto.
A prescindere (come diceva il barone De Curtis) dal fatto che il suo blog è costituito da link a notizie sparse sulla rete, motivo per cui lo definirei un "digest" pittosto che un blog, si evince (devo necessariamente usare parole auliche) che questo esimio signore si interessa di navigabilità e usabilità anche senza avere sue idee originali.
Allora navigo un poco tra le sue realizzazioni e che ti scopro?
I peggiori siti che abbia navigato da qualche tempo a questa parte. Siti dove anche Cristoforo Colombo avrebbe fatto naufragio durante la navigazione, siti non testati su alcun browser, siti dove la usability è un optional anche per i più abili. Che abbia interpretato "us ability" cioè "la nostra abilità"?
Sono siti dove ognuno fa a gara per vedere il proprio quoziente di fantasia nello scoprire come si naviga?
Con somma tristezza e sconforto devo riconoscere che, nonostante questi presupposti, tutti lo ossequiano e lo osannano.
Cosa verrà fuori da gente che impara da lui?
Funghi
(14.06.2014)
Ma che c'entrano i funghi con la logica?
Assolutamente niente, verrebbe da dire. Invece il sottile filo che collega logica e fungo sta nella perdita di identità di ogni cosa. Poca logica per fare tutto velocemente, senza troppo pensare, poco sapore di fungo per raccoglierne di più, subito, in posti anche non adatti.
Mi hanno regalato un fungo e, dopo anni in cui non avevo più trovato funghi decenti, con un vero sapore di fungo, mi sono detto che forse finalmente avrei mangiato qualche cosa di buono. Le premesse c'erano tutte: raccolto da una persona che conoscevo, quindi non in Perù o in Cina, fresco, sodo e, sembrava, anche profumato.
Come mangiarlo al meglio? Un buon piatto di tagliatelle fresche avrebbe fatto al caso. Detto fatto ecco le tagliatelle fatte in casa, pronte per essere buttate nell'acqua bollente. Il fungo accuratamente pulito, senza lavarlo, tagliato a fettine e messo in padella con oglio e aglio e prezzemolo. Ma, sorpresa, dalla padella non veniva alcun profumo. Cotte le tagliatelle, condite con il fungo, la grande delusione: nessun sapore.
Mi chiedo se sono io che ho perso la sensibilità ai sapori, se mi hanno dato un fungo raccolto chissà dove o se neppure i funghi sanno più fare il loro mestiere che è quello di allietare i palati con il loro gusto.
ancora la Logica
(14.06.2014)
Logica è, per definizione, la possibilità di ottenere un risultato partendo da cose note senza la necessità di ulteriori informazioni.
Una definizione minima, sicuramente molto riduttiva, ma che ben si adatta a tante situazioni della vita e, nel nostro caso, del web.
Ci sarà capitato di acquistare un biglietto a una macchinetta automatica: le nostre conoscenze si limitavano alla destinazione. Abbiamo dovuto avere delle informazioni ulteriori, che le istruzioni sulla macchina hanno dovuto fornirci: cosa premere per fare la nosztra scelta, come mettere le monete, come confermare o correggere.
Se invece preleviamo dei soldi da un bancomat, le informazioni di cui disponiamo sono molto più ampie: sappiamo già cosa premere, come confermare e come correggere.
Questo perché le necessarie conoscenze sono diventate ormai patrimonio comune, sono veramente conoscenze nel senso dell'etimologia della parola cum e scio cioé conoscere insieme.
Ecco che diventa facile e immediato prelevare dei soldi, mentre per acquistare il biglietto dobbiamo ancora imparare molte cose, cioé aumentare la nostra conoscenza.
Quando anche queste macchine useranno gli stessi linguaggi e gli stessi simboli avremo aggiunto nuove informazioni al nostro bagaglio di conoscenze e potremo acquistare i biglietti con più facilità.
Lungo discorso per arrivare a parlare di navigazione sul web: anche qui, quando si raggiungerà uniformità di concetti e di simbologie, potremo navigare molto più facilmente.
Ma forse tutto questo è solo un'illusione. Se penso che in un centinaio di anni non si è ancora arrivati ad unificare le unità di misura, non può che prendermi lo sconforto...
La logica
(14.06.2014)
Logico parlare di logica?
Credo che spesso la logica sia una parola senza senso. I ragionamenti sono spesso contorti o, forse, assenti. Le cose che si fanno risentono troppo spesso dell'improvvisazione, dei sentimenti del momento, dei preconcetti o anche, talvolta, dei pregiudizi.
Non mi riferisco, e sarebbe troppo facile, alla logica di navigazione di un sito. Mi riferisco ormai alla logica applicata a tutti i settori, dai più semplici ai più complessi, dalle cose di uso comune alle leggi più sofisticate.
Dove abbiamo lasciato la Logica? Ne studiamo troppa a scuola ma poi non sappiamo come, dove e perché applicarla?
Ma è logico che in questo mondo illogico io parli di logica?
interessante leggere qualche lezione su SAMBIN
Lo spazio
(14.06.2014)
(no, non faccio grandi voli tra gli astri, ma guardo piccoli spazi nelle vetrine di un negozio)
Ecco, passando dinnanzi a una vetrina di un libraio ho guardato con interesse i libri esposti. Poco dopo la vetrina di un altro libraio mi ha data la strana sensazione di non riuscire a leggere tutte le copertine e a fissare l'attenzione su tutti i titoli proposti.
Quale era la differenza? Perché questa sensazione?
Sono ritornato alla prima vetrina ed effetivamente vedevo tutti i titoli e potevo fermare l'attenzine su ognuno di essi.
Ho analizzato a fondo le due vetrine e vi ho trovato una differenza che mi è sembrata fondamentale.
Nella prima i libri erano tutti affiancati, anzi in alcuni casi leggermente sovrapposti soprattutto quando venivano presentate più copie dello stesso libro.
Nella seconda i libri sembravano meglio disposti perché tra uno e l'altro c'era uno spazio di poco meno della dimensione di un libro.
Mi sono reso conto che lo spazio lascia tempo all'occhio di svagarsi e di andare svolazzando su altri titoli, su altre file, su altre colonne, senza riuscire a fermarsi su nulla.
Potrei paragonarlo ad un foglio dove sono disposte tante lettere molto distanti una dall'altra sia in larghezza che in altezza: anche se ci fosse scritto qualche cosa, probabilmente sarebbe difficile leggere, mentre se le lettere sono vicine e riunite l'attenzone a legata alla parola e la si legge facilmente.
Creda che sia un materiale utile per pensare molto e anche per traporre queste sensazioni agli spazi che siamo abituati a mettere (o a non mettere o a sbagliare a mettere) sulla carta o sull'ormai onnipresente pagina internet.
Il filetto
(14.06.2014)
ma quale? di manzo?
No, il filetto di cui parlo è quell'elemento grafico che si utilizza in tanti casi: per sottolineare, per dividere, per contornare.
Quali sono i criteri per usarlo?
Se è una sottolineatura deve trovarsi molto vicino alle parole che si intendono sottolineare; spesso preferibile evidenziare le parole con un neretto o con un corsivo. La sottolineatura in un testo è sempre un elemento di disturbo nella lettura. Importante il peso e la distanza in rapporto al carattere.
Se posizionato lontano diventa un filetto che divide.
Il filetto che divide, o alternativamente, riunisce deve individuare chiaramente cosa divide e cosa riunisce. E' una questione di logica. Ma anche una questione di sensibilità.
Spesso un filetto, che si presume esteticamente gradevole, induce a confusione nel raggruppamento delle informazioni.
Pochi problemi invece con il filetto che serve a contornare in quanto i dubbi che lascia sono veramente pochi. Tutto quanto è contenuto tra i filetti è, o dovrebbe essere, un argomento unico.
Tralasciamo invece il fusello tanto gradevole ed elegante, ma ormai in disuso. Si può riesumarlo solo in casi eccezionali e con molta moderazione.
Stanco della legge Stanca
(14.06.2014)
Uno degli articoli della legge Stanca - la legge italiana che detta le caratteristiche che devono avere i siti istituzionali - impone di creare i siti a dimensione variabile.
L'estensore della legge chi è? Il solita pseudoesperto? Ha mai sentito parlare di leggibilità?
Illustri personaggi hanno fatto fior di studi per stabilire il corretto rapporto tra corpo del carattere e giustezza della riga (saprà, Stanca, cos'è la giustezza? gli dico, almeno, che non indica la cosa giusta, ma...)
Nel momento in cui realizzo una pagina a dimensione variabile mi troverò facilmente in situazioni dove il carattere è troppo grande per una giustezza troppo corta oppure il carattere è troppo piccolo per una giustezza troppo lunga.
Nel primo caso i problemi sono pochi, anche se la lettura non è comodissima, ma nel secondo caso la lettura è quasi impossibile. Teniamo anche conto che, se su un libro possiamo aiutarci con un indicatore per seguire l'andamento di una riga, sul monitor questo è assolutamente impossibile.
Perché dunque costringere il povero lettore ad assurde acrobazie per poter leggere una pagina? Cosa aveva in mente il legislatore? Forse voleva solo avere il suon nome legato a una legge buona o cattiva che fosse e magari anche assolutamente inutile.
Spesso non c'è bisogno di leggi, ma di conoscere quello che di buono è già stato fatto.
Una gabbia
(14.06.2014)
(di matti?)
No, parlavo della gabbia che un grafico accorto prepara con cura e attenzione prima di iniziare ogni lavoro.
E come si prepara una gabbia?
ci sono molti modi e molte teorie. C'è la parte che potremmo definire visiva, cioè la parte che darà forma alla pagina, e qui le teorie si sprecano. Dividere in un numero pari o dispari di colonne, colonne uguali o diverse, fare complicati calcoli sulla divisione della pagina con sezione aurea o altri numeri magici. E poi margini uguali, diversi, grandi, piccoli.
Ma tutte queste scelte devono essere fatte dopo che si è analizzato e studiato a fondo il contenuto che dovrà riempire la gabbia.
La parte più difficile di tutta la progettazione consiste proprio nel legare in modo coerente questi due aspetti.
Una gabbia che può sembrare esteticamente perfetta disegnata nei suoi componenti, può creare pagine assolutamente squilibrate e poco gradevoli perché i contenuti non riescono ad adattarsi allo spazio che è stato messo a disposizione.
Anche lo spazio sul web richiede necessariamente divisioni logiche dello spazio, anche se i rapporti sono molto diversi rispetto alla carta.
Non sono gli stessi i concetti di margini e gli spazi riservati ai "bianchi".
Se sulla carta i bianchi danno respiro e rendono le pagine gardevoli, sullo schermo i bianchi diventano fastidiosi e ci costringono a scorrere pagine inutilmente lunghe.
Ma senza scendere a problemi di leggibilità e navigabilità, è il bianco in se stesso che sul monitor produce un certo fastidio.
Il monitor sembra richiedere di essere riempito, ma forse possiamo notare la stessa sensazione anche sui giornali, dove viene usato ogni centimetro.
Forse che siamo condizionati dal fatto che lo schermo televisivo ci ha abituato a un rettangolo pieno di immagini?
L'immagine
(14.06.2014)
L'immagine (aziendale, naturalmente)
Quanti hanno compreso, capito, che l'immagine è il modo con cui ci presentiamo agli altri. Nè più nè meno del nostro modo di vestire o di comportarci.
Certo, c'è chi non ha un comportamento stabile, ma questo sarà una persona con pochi amici, perché nessuno potrà immaginarsi il su comportamneto nei prossimi dieci minuti e quindi non lo avvicinerà volentieri.
Un conto è avere inventiva, fantasia, idee brillanti in un contesto ben individuato e individualbile e un conto è avere comportamenti sempre diversi, che potranno anche stupire chi ci vede, ma non permetteranno il formarsi di amicizie stabili.
Mi pare che si possa dire lo stesso per un'azienda.
La sua immagine deve rappresentare sempre una linea di comportamento che il cliente possa individuare.
E il risultato lo si ottiene sia con il comportamento dei dipendenti che con la presentazione grafica.
Si va dal biglietto da visita fino alll'insegna sugli stabilimenti. Ogni piccolo pezzo di azienda deve presentarsi con un carattere definito per poter dire al cliente che siamo noi e che gli daremo quello che si aspetta.
Se per ogni cosa ci inventiamo un nuovo aspetto, il cliente si trova spaesato, non sa più con chi ha a che fare, non sa cosa l'aspetterà.
Nel caso utilizzassimo l'immagine per un prodotto, rischieremmo di perdere il cliente, che non riconoscendo la confezione comincerà a guardare anche i prodotti della concorrenza e troverà, magari, di meglio.
Negli altri casi la fiducia del cliente sarà sempre un po' diminuita da questi cambiamenti.
In fondo il cambiamento è qualche cosa che non paice a nessuno. Dietro al cambiamento c'è sempre la paura dell'incognito.
Ogni modifica all'immagine va dunque motivata, e, soprattutto, ben gestita con comunicazioni corrette che indicano un miglioramnto e i motivi che hanno portato al miglioramento.
Icone e simboli
(14.06.2014)
Su tutti i siti si trovano le collezioni più complete, ma anche più stravaganti di icone, per indicare di tutto, di più o anche niente.
L'icona o simbolo dovrebbe essere qualche cosa che ci indica un concetto o un oggetto o un comando o un divieto o infine un'informazione senza avere la necessità di una parola o frase e, quindi, di una lingua
Proviamo però a considerare i geroglifici degli egizi: sono icone o simboli e costituiscono una lingua. Lo stesso mi sembra sia per i cinesi e anche per loro spesso gli ideogrammi derivano da rappresentazioni pittoriche dei concetti. Anche gli uomini delle caverne disegnavano bufali, mammuth e guerrieri sulle pareti per raccontare una storia.
Queste civiltà hanno utilizzato i simboli come strumenti per creare una lingua.
Ma anche nella nostra epoca c'è, per esempio, il linguaggio delle segnalazioni stardali, ben codificato e chiaro e comprensibile per tutti.
Ognuno di questi linguaggi ha avuto bisogno di una codifica, di un codice che tutti hanno imparato e che tutti sanno leggere.
Non così su internet, dove i simboli vengono usati nei modi più strani: la freccia ci porterà in una nuova pagina o in un nuovo sito oppure è solo un modo per evidenziare una parola? Ma se la freccia guarda verso l'alto? e se guarda verso il basso?
E la casetta ci porterà sulla prima pagina o su un albergo?
E la lente? serve ad ingrandire oppure a cercare? Cambia di significato secondo il contesto?
Per non parlare di simboli strani, inventati li per li dal grafico di turno.
Se alcuni sono ormai entrati nell'uso comune e hanno cominciato a creare un linguaggio, mi sembra che sarebbe utile cercare di uniformarsi ai simboli esistenti e pensarci molto prima di crearne dei nuovi dal dubbio significato
Il grafico
(14.06.2014)
Bel mestiere quello del grafico: fantasia, inventiva, creatività.
Brutto mestiere, quello del grafico oggi: tutti sono diventati grafici, tutti sannno fare il grafico e la concorrenza è così assolutamente incontrastabile.
Ma cosa dovrebbe fare il grafico?
Secondo me dovrebbe avere uno spiccato senso dell'estetica per guidare e formare il gusto della gente comune.
Un lavoro come quello dell'architetto, del pittore o dell'artista che prepara il terreno per il gusto del domani.
In pratica, dal momento che tutti fanno il grafico, o si piccano di sapere come si fa, il gusto si adegua o meglio si livella verso il basso.
Le vecchie "botteghe" dove si faceva scuola e si imparava dal maestro sono ormai solo un ricordo.
Oggi è sufficiente un breve corso di qualche mese, un anno al più, per sapere tutto di una professione o di un'arte.
Si proprio un'arte, perché i mestieri, anche quelli che sembrano i più umili e semplici, richiedono di imparare proprio "l'arte del mestiere".
la lettera anonima
(10.06.2014)
In tempi passati le lettere anonime erano guardate con sospetto e disapprovazione.
Oggigiorno tutti scrivono parole, commenti, pensieri, verità nascondendosi dietro l'anonimato e se ne vantano e facebook e twitter sono fiere di ospitare e diffondere queste "lettere anonime"
Gusto
(10.06.2014)
Cosa è il gusto? Anzitutto uno dei cinque sensi, poi qualche cosa, un modo di pensare, un insieme di conoscenze, il bagaglio delle nostre abitudini e dei ricordi che ci fa scegliere tra il bello e il brutto. Purtroppo spesso quello che dovrebbe essere "nostro" viene annullato, soppiantato, precariato dalle mode, dalla brutta abitudine dell'imitazione. Peccato perché si cade spesso nel brutto, nel kitsch, nel cattivo se non pessimo gusto.
Tagli
(10.06.2014)
Perché i tagli solo sulle cose più 'semplici' da tagliare e non si taglia mai in alto per dare l'esempio?
Gli alberi si potano in alto perché crescano rigogliosi; quando si tagliano le radici ne nascono, se tutto va bene, dei bonsai.
Influsso
(10.06.2014)
Aruspici, indovini, maghi: un mondo che credevo superato e sepolto. Non è così. Moderni maghi dai nomi più fantasiosi - psicologo, coach, trainer - riempiono le teste più vuote di tante sciocchezze e, spesso, assurdità o, come si dice con disprezzo, superstizioni
E se non si ha la forza o la capacità di reagire?
Parliamo di plagio? Ma è tanto sottile e ben congegnato da non riuscire a evidenziarlo.